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CN2018 | 1 - 13 Agosto | Vialfrè (TO) - Italia

L’abbazia di San Benedetto – parte I – la Biblioteca Perduta

Hai già letto l’introduzione qui?

Siamo arrivati all’abbazia che ormai era quasi completamente buio, sembrava un po’ decadente ma vorrei vedere voi dopo tanti secoli! Per fortuna le abitudini dei frati non sono cambiate e ospitano ancora i viaggiatori, anche se ora sono solo in cinque in quella cosa enorme. Ci hanno offerto la cena in un refettorio grandissimo e ci hanno detto che un tempo erano anche più di cento lì dentro.

“Anche prima dell’anno mille?” ha chiesto Sara.

“Prima dell’anno mille questo posto era il più splendente di tutta la regione, forse dell’intero paese. Si dice che all’epoca ci fossero anche cinquecento frati. Che meraviglia deve essere stato, i migliori copisti e miniatori di tutta Europa! Addirittura si dice che –”

“Questo al tempo di Pietro… Pietro Varesino?” non ci potevo credere, non aveva aspettato un minuto, dritta al punto, Sara non aveva dato a fra Silverio neanche il tempo di finire la frase.

“Pietro Varesino? Come lo conosci?” fra Silverio era giustamente perplesso.

“Beh… ecco… la prof a scuola… ce ne ha parlato…” Sara sembrava spiazzata ma, devo ammettere, si è ripresa subito “ci stava presentando la storia della nostra regione – sa com’è, per un progetto di didattica non frontale e apprendimento parallelo – e, se non ricordo male, ai tempi di Carlo Magno qui c’era un tale Pietro Varesino, sbaglio?” non male come improvvisazione.

“Fai i miei complimenti alla tua professoressa, ragazza: è un progetto molto interessante se valorizza in questo modo la nostra storia. In realtà Pietro Varesino fu l’abate qui a San Benedetto oltre mezzo secolo dopo la morte di Carlo Magno, più o meno siamo lì però. È stato un grande uomo, ne ricordiamo ancora bene la storia, ai suoi tempi l’abbazia era più che florida: mercanti, studiosi, santi, tutti passavano di qui” beh ragazzi, applausi: con tre domande era riuscita a arrivare dritta al cuore del nostro problema.

A quel punto però fra Silverio era scatenato, chissà da quanto non avevano visite, ha cominciato a raccontarci tutto su Pietro Varesino, anche più di quello che avremmo voluto sapere. Non era neanche facile distinguere la realtà dalla leggenda. Non sempre, la parte in cui ha fatto crescere un albero da una roccia per fare ombra a dei pellegrini accaldati sono quasi sicura che sia inventata, ma il resto? Cercavamo disperatamente di cogliere indizi circa la biblioteca ma non la nominò mai.

Confusi e assonnati ci ritirammo nelle vecchie celle dei frati che avevano preparato apposta per noi. Arrivando all’abbazia avevo immaginato che sarei andata a dormire sapendo già dov’era la biblioteca, mi infastidiva essere ancora in alto mare e non riuscivo a dormire. Ero lì da qualche minuto a rimuginare quando è successa una cosa tale che non mi sarei stupita di più nel veder apparire la biblioteca stessa da sotto il letto: mio fratello, Sergio, quello che non legge, il musone che si tira sempre indietro, lui, sulla porta della mia cella con una buona idea.

Continua…

Costy